Badanti e aiuto a domicilio: l’altra faccia della crisi economica

Medic attaching heart rate monitor to man's finger

Le conseguenze della crisi economica si manifestano in tanti modi, anche sull’impatto nelle dinamiche dei lavori domestici. Una ricerca dell’INPS rileva che nelle case dei nostri connazionali, badanti e aiuti domestici sono in calo costante, anche se all’interno di queste categorie la percentuale di italiani è in aumento sui lavoratori stranieri.

L’innalzarsi dei livelli di disoccupazione, infatti, hanno fatto ripiegare molti connazionali su mestieri che nel decennio scorso erano diventati appannaggio quasi esclusivamente dei professionisti provenienti dall’estero. L’INPS rileva che questo aumento della percentuale (4,23%) di italiani corrisponde a una quasi equivalente diminuzione (4,16%) degli stranieri che occupano le stesse posizioni.

L’INPS rileva inoltre che la percentuale delle badanti rimane in aumento (+2,2%), rispetto alle altre tipologie di lavoratori a domicilio (colf, domestici…). Segno evidente che la crisi ha certamente colpito, ma tuttavia il bisogno di assistenza a domicilio cresce e non si può prescindere dall’aiuto esterno che spesso è assolutamente necessario. Specialmente quando si tratta di assistenza ad anziani infermi, malati di Alzheimer e situazioni critiche di varia natura, in cui è necessaria la presenza in casa di una figura professionale preparata e in grado di gestire le situazioni più delicate che riguardano i nostri cari.

Pas Welfare nasce proprio con l’intento di fornire una gamma di servizi di assistenza domiciliare personalizzati , gestiti da professionisti del settore dell’assistenza: infermieri, fisioterapisti, oltre che badanti e accompagnatori. Contattaci per raccontarci le esigenze tue e dei tuoi cari, siamo qui per darti soluzioni professionali in un’ottica non profit sostenibile.

 

 

Fonte dell’articolo: In calo badanti e colf, ma sempre più sono italiani, da Repubblica.it.

In futuro i casi di Alzheimer aumenteranno del 400%

In futuro i casi di Alzheimer aumenteranno del 400%

Durante lo scorso congresso nazionale dei Centri diurni che si è svolto i primi di giugno a Pistoia, si è discusso sulla situazione attuale delle malattie neurodegenerative, ponendo l’accento sui costi crescenti e spesso insostenibili che arrivano a gravare sulle spalle delle famiglie dei malati.  Anche se lo studio sulla popolazione evidenzia un aumento degli over 65 attivi, attualmente gli anziani nel nostro Paese sono 13,5 milioni (il 21% della popolazione) di cui 2,5 milioni non autosufficienti. Secondo le stime che sono venute fuori durante i lavori del congresso, nel corso dei prossimi decenni questo numero di non autosufficienti aumenterà del 400%, seguendo i ritmi di invecchiamento generale della popolazione.

A questo dato si accompagna quello sull’emergenza delle malattie degenerative. Solo di Alzheimer il Censis rileva 600 mila casi all’anno, con un aumento costante. Questo impatta in modo drammatico a livello economico e umano sulle famiglie e sulle casse dello Stato. Dei 12 miliardi all’anno che servono per gestire l’emergenza Alzheimer, infatti, ben 8 sono a carico delle famiglie, mentre il resto grava sulla collettività.

Per quanto riguarda il futuro di questa malattia, gli studi epidemiologici, incrociati con le rilevazioni statistiche, hanno dato come risultato un quadro che si presta a una duplice lettura. In primo luogo la notizia positiva è che in vari paesi europei e in Usa, il rischio di Alzheimer sembra diminuire sensibilmente nelle nuove generazioni di anziani. Ancora non si sa se questo calo sia dovuto alla diffusione di stili di vita più sani e all’attenzione crescente sulle malattie cardiovascolari. Tuttavia, come abbiamo detto, l’aspetto preoccupante è che con l’aumento prospettato della popolazione anziana, si avrà un conseguente aumento statistico del 400% dei casi di Alzheimer.

Anche se non sono chiare le cause che favoriscono l’insorgere delle malattie degenerative, sappiamo che una grossa incidenza è data sia dalla predisposizione genetica del paziente che possiamo ricostruire attraverso l’anamnesi familiare, sia dall’adozione di stili di vita “poco sani” (obesità, non fare attività fisica e/o intellettuale), sia da una serie di patologie come ipertensione, diabete, arteriosclerosi. Ma tra le cause possiamo trovare anche alcuni tipi di traumi cerebrali. La speranza è che gli scienziati riescano a trovare un vaccino anti-Alzheimer.

In questo panorama quanto pesa l’assistenza ai malati?

Questo tipo di malattie richiede un’assistenza costante il cui costo ricade per la maggior parte sulle famiglie. In Italia ci sono 3,5 milioni di persone che lavorano nel campo dell’assistenza, incluse oltre 800 mila badanti, in gran parte straniere e pagate spesso in nero e con una preparazione professionale almeno da verificare. Un servizio come quello di PAS Welfare si inserisce in questo contesto con un ruolo importantissimo almeno su due fronti: da un lato l’assistenza domiciliare di PAS Welfare è professionale e trasparente nonché personalizzata in base alle esigenze specifiche del malato e della sua famiglia. Dall’altro la nostra vocazione non profit ci fa stabilire delle tariffe sociali , particolarmente agevolate per i soci delle p.a. Humanitas Scandicci e Humanitas Firenze, per usufruire dei nostri servizi professionali di assistenza a domicilio che dunque gravano un po’ di meno sulle spalle delle famiglie dei malati.

 

Prestazioni sanitarie troppo costose: 11 milioni di italiani rinunciano a curarsi

Prestazioni sanitarie troppo costose: 11 milioni di italiani rinunciano a curarsi

In Italia le prestazioni sanitarie sono diventate per lo più a pagamento e i tempi in cui era “tutto gratis” sono purtroppo lontani. La conseguenza sociale più drammatica è la rinuncia da parte di molti cittadini italiani a curarsi.

Questo è quanto emerge dalla ricerca del Censis-Rbm Assicurazione Salute, presentata a Roma nel corso dello scorso “Welfare Day” che dipinge un quadro preoccupante: durante l’ultimo anno, infatti, sono stati addirittura 11 milioni gli italiani che non hanno potuto occuparsi della loro salute. Un numero in fortissimo aumento, considerando anche che nel 2012 erano stati 9 milioni gli italiani che avevano dovuto rinunciare o rimandare prestazioni sanitarie a causa di difficoltà economiche.

Il trend generale che stiamo percorrendo come società è sempre meno sanità pubblica e aumento di quella privata. Una strada che porta a situazioni drammatiche di “sanità negata”, dove chi non può pagare non riceve le cure che gli sono necessarie. Questo problema sociale riguarda in particolare due nutrite fasce di popolazione ben distinte2,4 milioni di anziani e 2,2 milioni dei cosiddetti “millennials”, cioè i nati tra gli anni ‘80 e il 2000.

La ricerca evidenzia un peggioramento nella sanità pubblica: negli ultimi due anni è aumentata in media di € 80 a persona la spesa “cash” sanitaria. Ovvero le spese mediche pagate dagli italiani di tasca propria che poi non vengono rimborsate dal Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta di cifre importanti: dal 2013 al 2015 si è passati infatti da una spesa media di € 485 a una di € 569 a persona a cui si è affiancato un ulteriore aumento della spesa pro capite destinata alla sanità privata.

A questo si aggiunge un abbassamento della qualità del servizio pubblico, rilevabile dalle lunghe liste di attesa, che ha spinto oltre 7 milioni di pazienti nell’ultimo anno, a far ricorso all’intramoenia, ovvero la libera professione dei medici all’interno degli ospedali.

La sanità privata inoltre garantisce orari di apertura che comprendono il pomeriggio, la sera e i fine settimana, andando incontro alle esigenze di chi lavora e non può accedere alle prestazioni mediche negli orari usualmente canonici.

La percezione generale da parte degli italiani è di un forte peggioramento della qualità dell’offerta sanitaria pubblica. La ricerca evidenzia che per il 45,1% degli italiani nella propria regione è peggiorata: lo pensa il 39,4% dei residenti nel Nord-Ovest, il 35,4% nel Nord-Est, il 49% al Centro, il 52,8% al Sud. Per il 41,4% è rimasta inalterata e solo per il 13,5% è migliorata.

Infine c’è un altro aspetto della sanità pubblica, evidenziato dalla ricerca, da tenere in considerazione: durante l’ultimo anno 5,4 milioni di italiani hanno ottenuto prescrizioni di farmaci, visite o accertamenti diagnostici che alla fine si sono rivelati inutili. Tuttavia gli stessi intervistati si sono dichiarati contrari a frenare questa tendenza, sostenendo la piena autonomia decisionale del medico nello stabilire esami e terapie necessarie per il paziente, e l’inopportunità di sanzioni in caso di prescrizioni inutili.

Pas-Welfare, con la sua vocazione non profit nasce anche per cercare di dare una soluzione a questi problemi, con un servizio che offre tariffe sociali agevolate per i soci delle pubbliche assistenze, in modo da garantire l’erogazione di servizi sanitari di prima qualità.

L’abolizione delle guardie mediche: la protesta dei medici e cosa cambia

medicoLe nuove norme sull’assistenza della guardia medica notturna stanno provocando proteste da parte dei medici e delle sigle sindacali che protestano contro l’atto di indirizzo sul quale verrà redatto il nuovo accordo.  È prevista, infatti, la stipula di una nuova convenzione tra medici di famiglia, medici della guardia medica e medici del 118 che saranno tutti collegati al servizio sanitario nazionale.

Il cambiamento sarà drastico. Infatti la guardia medica non dovrebbe più lavorare nelle ore notturne, ovvero tra mezzanotte e le 8 nei giorni feriali e tra le 20 e le 8 nei giorni festivi.

Allora come funzioneranno le emergenze?

I pazienti che staranno male in queste fasce orarie dovranno rivolgersi al Pronto Soccorso oppure chiamare il 118. Il resto dell’assistenza medica sarà compito delle AFT, le aggregazioni funzionali territoriali, ossia grandi gruppi formati dai medici di famiglia che lavoreranno insieme (anche nella stessa sede) per poter dare assistenza nell’arco delle 16 ore ai cittadini. Quando il proprio medico di base non sarà in ambulatorio, il paziente ne troverà un altro che potrà fornirgli l’assistenza necessaria e che conoscerà la situazione sanitaria del paziente.

Le AFT comprenderanno anche infermieri, in grado intervenire e di fare accertamenti diagnostici leggeri e ci sarà necessità anche di guardie mediche per poter intervenire a domicilio.

Questo atto di indirizzo non stanzia nessuna nuova risorsa, ma prevede il taglio della guardia medica notturna e l’uso improprio del 118 in quella fascia oraria che si deve occupare solo di gestire emergenze e urgenze.

Anziani meno soli grazie a Pas-Welfare

bisenzioSETTEnotiziaAnziani meno soli a Campi grazie al progetto della Fondazione Pas. Il presidente Mario Pacinotti ha spiegato tutte le novità introdotte grazie al servizio PAS-Welfare.

Arriva a Campi con l’obiettivo di dare una risposta efficace e sostenibile per chi ha in casa un anziano in condizioni di infermità. Si tratta di “Pas Welfare”, la linea di servizi promossa dalla Fondazione Pubbliche Assistenze e dedicata appunto a chi ha bisogno di una badante “a ore” di un infermiere o di un fisioterapista a domicilio ma in una logica di integrazione e sostenibilità economica.

Fino ad oggi – spiega Mario Pacinotti, – presidente della Fondazione Pubbliche Assistenze – Pas Welfare è stato un progetto sperimentale nelle aree di Firenze e Scandicci, sviluppato insieme al sistema delle farmacie pubbliche che hanno fatto da punto di riferimento per le famiglie. Ora usciamo dalla sperimentazione sia per i buoni risultati ottenuti sia perché siamo consapevoli che la domanda e le difficoltà delle famiglie sono crescenti e talvolta drammatiche, sia infine perché crediamo di portare in questo modello alcuni elementi di novità.

Quali sono questi elementi?

Innanzitutto l’integrazione dei servizi. Una cosa è che la famiglia si rivolga a diversi soggetti per ogni pezzo di assistenza, una cosa è il nostro servizio che prevede un consulente familiare capace di prendere in carico l’anziano e di condividere i bisogni effettivi con la famiglia. Questo porta risparmio di denaro e maggiore appropriatezza oltre che una straordinaria umanizzazione del servizio. La seconda caratteristica è la sostenibilità: si tratta di un servizio privato ma a tariffe che noi chiamiamo sociali, quindi senza nessuna speculazione sul bisogno.

Quali sono i tempi di attesa?

Il nostro intervento è immediato, in genere entro poche ore dal contatto telefonico al numero dedicato che è il 055 25.66.00. Ora contiamo anche a Campi di estendere i punti di prenotazione al sistema delle farmacie pubbliche e private ed anche presso l’Ambulatorio della nostra Fondazione, presso la Pubblica Assistenza di Campi che fa parte della Rete Pas.

Alcuni esempi di tariffe.

Iniezione intramuscolo a domicilio a 11 euro, prelievo a domicilio a 9 euro, assistenza al pasto a 14 euro.

Perché la Fondazione Pubbliche Assistenze si è impegnata in questo progetto?

La Fondazione, nata nel 2012, è la risposta delle quattro Pubbliche Assistenze che ne fanno parte, quelle di Firenze, Scandicci, Pontassieve e da poche settimane anche quella di Campi Bisenzio, alla complessità organizzativa e gestionale dei servizi alla persona. In futuro ci sarà sempre più bisogno di volontariato ma anche di professionalità ed efficienza per dare risposte concrete ad un crescente flusso di bisogni. Anche a Campi partiamo con un forte radicamento sui territori grazie al legame con la Pubblica Assistenza. Puntiamo a rendere i servizi sempre più efficaci dando una risposta ai bisogni degli utenti a pochi passi da casa, con una ulteriore attenzione in termini di tariffe ai quasi centomila soci delle nostre associazioni.

[Articolo su Bisenzio Sette, del 6 maggio 2016]

Invecchiare in salute al femminile #SD16

giornata-nazionale-salute-donna-logo-1Il 22 Aprile 2016 nel corso della I° Giornata della salute della Donna, ci sarà un tavolo di discussione dedicato all’invecchiamento in salute (healthy ageing). È una questione importante, grazie alla speranza di vita che è cresciuta significativamente durante gli ultimi decenni.

Al giorno d’oggi la speranza di vita delle donne italiane è di 84 anni, all’incirca 4 anni e mezzo in più dei maschi. In questo totale dobbiamo tener conto di un altro dato importante: gli anni di vita senza “limitazioni severe”, date dalle patologie croniche della terza età che compromettono l’autosufficienza nelle attività di tutti i giorni, sono 74,8 nelle donne e 79,7 negli uomini.

Le malattie croniche delle donne nella terza età

Con l’avanzare dell’età si passa da un 40% di donne che a 65 anni è affetta da malattie croniche gravi al 55% quando si raggiungono i 75 anni. Oltre questa età la presenza di condizioni di multicronicità  aumenta, arrivando a interessare oltre il 60% della popolazione femminile. Si parla di diabete, malattie respiratorie e cardiovascolari croniche, tutte patologie gravi da affrontare sia a livello di prevenzione sia di gestione della malattia conclamata.

In questo contesto PAS Welfare fornisce un servizio di assistenza domiciliare per prestazioni infermieristiche che possono essere continuative oppure a prestazione singola. Sempre in un’ottica di “healthy ageing” disponiamo di una squadra di fisioterapisti e specialisti in riabilitazione che ti seguirà a domicilio per aiutarti (o aiutare i tuoi cari) a conservare l’autonomia e la mobilità.