Non solo badante. Non solo assistenza domiciliare e veglie notturne a casa o in ospedale. Pas Welfare, il servizio di pronto intervento anziani di Fondazione Pas è molto altro ancora.
Pas Welfare infatti, grazie al personale altamente qualificato di Rete Pas, è anche assistenza infermieristica specializzata, che garantisce a Firenze e provincia numerose e diversificate prestazioni, come la somministrazione dei farmaci, medicazione semplice o complessa, rimozione punti di sutura, prelievo venoso, iniezione sottocutanea o intramuscolare, terapia endovenosa, rilevazione parametri vitali, gestione drenaggio e tanto altro ancora.

Ma Pas Welfare è anche fisioterapia a domicilio. I nostri fisioterapisti, con l’ausilio di strumentazione innovativa, come Compex, Vega e Enf (ElettroNeuroFeedback), garantiscono numerose prestazioni a domicilio, come la riabilitazione ortopedica, neuromotoria o post chirurgica, la rieducazione posturale, la visita fisiatrica, l’elettroterapia, la logopedia e molto altro.
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La popolazione degli over 65 sta crescendo in tutto il mondo a ritmi che non trovano eguali nella storia. Entro il 2050 gli ultra-sessantacinquenni saranno circa 1,6 miliardi di persone, il 17% della popolazione del pianeta. Dunque il mondo sta invecchiando anche se rimane ben presente l’influenza di alcuni fattori di rischio per le malattie croniche (come fumo, consumo eccessivo di alcolici, dieta squilibrata e bassi livelli di attività fisica). Anche se, tendenzialmente, nei paesi ad alto reddito la diffusione del tabagismo è per esempio diminuita. Questo ha fatto sì che attualmente la maggior parte dei fumatori di tutto il mondo risieda nei paesi a basso e medio reddito. Tuttavia l’invecchiamento della popolazione comporta anche nei paesi dove si vive meglio e in modo più sano, la necessità di rispondere alle esigenze sanitarie che l’accompagnano.
Dalla collaborazione tra AIMA e Censis sono stati realizzati tre importanti studi sulla condizione dei malati di Alzheimer e delle loro famiglie in Italia. L’ultimo di questi studi è il risultato dell’analisi – su dati nazionali – dell’evoluzione di 16 anni nella vita dei malati di Alzheimer e delle loro famiglie. L’indagine è stata condotta mettendo in primo piano il punto di vista dei cosiddetti “caregiver” dei malati di Alzheimer, intervistandone 425 non istituzionalizzati, divisi secondo la collocazione geografica sul territorio nazionale. È opportuno precisare che il termine anglosassone “caregiver”, ormai è diventato di uso comune e serve ad indicare “colui o colei che si prende cura” e dunque si riferisce a tutti i familiari che assistono un loro congiunto ammalato di Alzheimer (e/o disabile).
